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8 settembre

IMG_8448-0.jpgA 37 anni, l’età che ho adesso io, mio nonno Oreste, detto Vico aveva già una moglie e due figli, e in questo siamo simili; per il resto…
A 37 anni Vico, tornato dal fronte occidentale di sera tardi, dopo aver perso l’ultima corriera per Langhirano, aveva già camminato una notte intera da Parma sotto la neve per potersi svegliare al mattino al suono delle voci dei propri bimbi e di sua moglie – mia nonna – che faceva da mangiare;
A 37 anni Vico, dopo aver ascoltato i propositi di un giovane coscritto che non aveva più voglia di andare a rastrellare padri di famiglia renitenti, aveva già mentito ai suoi superiori, compiuto abusi d’ufficio e omissioni, nonché disobbedito agli ordini della Repubblica di Salò, sotto cui faceva il carabiniere di leva, per coprire il giovane coscritto diventato disertore;
A 37 anni Vico aveva già disertato l’arma dei carabinieri e la Repubblica di Salò, dandosi alla macchia;
A 37 anni Vico aveva già passato una notte in una botte seppellita sotto terra per evitare i rastrellamenti;
A 37 anni Vico aveva già detto che preferiva esser catturato dai fascisti e dai nazisti piuttosto che dormire un’altra notte in una botte seppellita sotto terra;
A 37 anni Vico, visto che non dormiva più nella botte sottoterra, aveva già fatto esperienza dei rastrellamenti dei nazifascisti, era stato catturato e messo in galera come disertore, in attesa di esser spedito in un campo di concentramento;
A 37 anni Vico aveva già incrociato il passo con quello dei nazisti in quella terra di nessuno che è lo spazio al di fuori del tempo che separa partigiani e nazifascisti in uno scambio di prigionieri;
A 37 anni Vico aveva già ospitato un partigiano in casa sua, un mezzo-eroe-mezzo-matto di nome Amleto;
A 37 anni Vico aveva già rifiutato di unirsi ai partigiani perché si era già ribellato, a modo suo, aveva capito quale era il prezzo che aveva rischiato di pagare, aveva famiglia, non amava la violenza e ne aveva già vista fin troppa;
A 37 anni Vico aveva già subito ingiurie e minacce dal partigiano Amleto, che lo considerava un vigliacco, e che un paio di decenni dopo avrebbe insegnato francese a suo figlio – mio padre;
A 37 anni Vico aveva già visto due guerre mondiali, e ne era uscito tutto intero, con la sua proverbiale arguzia e voglia di scherzare.

Cina, diarreee e Renzi

le tre golePrima di andare in Cina, nell’estate del 2006, con Paola andammo a parlare con un amico di amici che ci era già stato: visto che il viaggio non era stato preparato praticamente in alcun dettaglio, ci parve una buona idea. Soprattutto, credo, parve una buona idea a chi ci stava attorno: noi, inebriati dalla cosa, non è che ci si fosse posti grandi problemi e s’era deciso e organizzato il tutto un paio di settimane prima della partenza.

Lui, un dottore che si era specializzato in agopuntura e che era stato diverse volte nel Regno di Mezzo, ci parlò abbastanza a lungo di quello stato e di quel popolo che tanto lo affascinavano. Concluse poi con alcuni avvertimenti, e con un monito abbastanza chiaro: “Considerate che in Cina non è facile: vi ci vorrà una mattinata intera solo per comprare un biglietto del treno”.

Dentro di me, forte della mia presunzione e del mio provincialismo, pensavo: “Ti ci sarà voluta a te una mattinata intera: io son stato boy scout, ho vissuto in Albania, ho dormito per terra fuori della stazione di Atene e al porto di Igoumenitsa, mi son fatto 60km di sterrata nel cassone di un pickup reggendomi ad una corda nelle alpi dinariche, mi sono fatto Antalya-Villapiana Scalo in 4 giorni da solo usando tutti i mezzi di trasporto conosciuti: figurati se mi ci vorrà una mattinata, a me”.

Puntualmente, a Pechino, mi ci volle un’intera mattinata per fare un biglietto del treno, ed ero già in Cina da quasi una settimana.

La mia impreparazione mi costò alla fine solo qualche chilo, un paio di diarree e tanto tempo perso. Che poi il tempo perso non fu: viaggiammo con lentezza, insieme a qualche altra decina di migliaia di cinesi, con i loro ritmi e – quasi, devo ammetterlo – con le loro scomodità, vedendo pochi occidentali e tanta Cina: perso non fu, anzi.

La mia paura è che Renzi, che si sente molto più ganzo di quanto mi sentissi io, che è stato boy scout, che ha fatto le scarpe a D’Alema e compagnia, che ha fatto il mestiere più bello del mondo e il secondo mestiere più bello del mondo, che parla di dolore e di sogni ma che, fondamentalmente, sa-una-sega-lui, dall’avventura romana che sta percorrendo a passo di marcia magari ne uscirà con gli stessi chili addosso e senza una diarrea che sia una: quel che mi preoccupa è come ne usciremo noi.