Imbarazzo

È inevitabile, succede sempre, eppure non riesco ad abituarmici.
All’estero – e insomma ci sono stato abbastanza spesso negli ultimi dieci anni – prima o poi me lo chiedono sempre, con diverse intonazioni, con diverse intenzioni: “…ma…e Berlusconi?”.
C’è chi lo chiede col sorrisetto, come a dire “belle figure di merda, eh!”, chi con stupito interesse, chi vorrebbe capire, chi sfottere. Generalmente comunque prevale lo sconcerto accorato.
Non è facile spiegare, forse perché non ho io per primo chiaro cosa accada al nostro popolo.

Vagli a spiegare.

Un conto è spiegare Borghezio: esso è un fascista malato, matto, e riscuote successo in una parte risibile della popolazione. Osceno, ridicolo, grottesco, chiamatelo come volete, ma è in un certo qual modo considerabile fisiologico.

Berlusconi invece è stato votato dalla maggioranza degli italiani. Che o non sanno, o non vogliono sapere: un conto è avere un presidente del consiglio che non si vorrebbe avere, un conto è averne uno che viene considerato, all’estero, un completo buffone, e in modo purtroppo bipartisan, da destra e da sinistra. Perché certe cazzate all’estero non passano inosservate. Per ora solo una volta è andata meglio, con un gentilissimo indiano che mi ha detto che a loro non fa tanto effetto Berlusconi, perché da loro è sempre così. Gentilissimo, ma lo stesso – non so perché – mi veniva da piangere.

Generalmente adotto una strategia integrata, per uscirne velocemente:
1) in Italia c’è una grandissima crisi culturale (e quindi il discorso è troppo grosso per essere affrontato senza addormirsi);
2) siamo una democrazia acerba, tarpata dalla guerra fredda, stretta fra USA e URSS, dove il PCI non poteva di fatto vincere le elezioni, e quindi una democrazia zoppa (e dimmi che ho torto);
3) ma…e xxx? (e qui – se disponibile – inserisco il nome della loro vergogna nazionale, sorrido sornione come a dire “vogliamo andare avanti?” e con questo passo con disinvoltura mi getto sulla birra. Se non ce n’è, simulo un attacco convulsivo.)