L’epos di B

monolito

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Ho conosciuto B quando avevamo entrambi 11 anni. Ci squadravamo diffidenti, ognuno prudentemente appiccicato alla propria madre, sulla porta della sede dei boy scout, lui in particolare mi scrutava con uno sguardo intenso e osservatore che gli ho rivisto infinite volte.
Era un bel bambino con le gote paffute, biondo e chiaro di carnagione, aspetti che gli valse il soprannome di ‘Gesu’ per non poco tempo.

B sa praticare qualsiasi gioco. Pur non apparendo sportivo in senso stretto, é in grado di giocare a qualsiasi sport a livello semi-professionale. Se non conosce il gioco, in una mezz’ora é già  a livello dilettantistico. Dopo le prime tre partite conosce alcuni dei trucchi da campione, quelli che i ragazzi imparano da soli a casa in lunghi estenuanti mesi. Dopo cinque partite ha già  il suo colpo segreto.
Questo vale anche per i giochi da tavolo, i videogiochi, le carte e i giochi tradizionali. Quando andammo insieme in Inter-rail in Grecia e Turchia, si comprò il Rosario ortodosso, che gli uomini fanno roteare di dito in dito davanti ai caffé, e a fine vacanza ingaggiava gare all’ultima falange con i vecchi del luogo guadagnandosi il loro rispetto.
Qualche anno fa cominciò con impegno un gioco di strategia su internet: credo che sia divenuto leggendario, una sorta di Imperatore il cui nome viene appena sussurrato dai giocatori di mezzo mondo, una sorta di Morpheus. Va detto che gli ho visto stipulare un piccolo contratto col suo operatore telefonico per l’accesso a internet dal cellulare, così da poter amministrare i suoi domini in ogni luogo raggiunto dalla rete GSM.

Dal 1996 B é anche un tentacolare batterista: suona in modo dirompente, rutilante. Quando B suona ritorna bambino, nel bene e nel male: grida, canta, ride, fa i dispetti, cerca di attirare l’attenzione, si agita. Ma di fondo é solo estremamente felice. Quando suona é un fiume, una valanga, un tuono. Forse é perchè musicalmente é come se fossimo stati bambini insieme, e insieme fossimo cresciuti, però a me B sembra un musicista strepitoso. Sarà  che per ogni pezzo nuovo che cominciamo, ogni riff che faccio, B mi sorprende sempre con una batteria che non immaginavo, e che mi sembra che da sempre stesse aspettando che si facesse il pezzo per poter esserci suonata.

B é sempre stato rinomato come homo faber, e la nostra amicizia é sempre stata fondata sul fare qualcosa insieme. Poteva essere un pezzo, un sentiero, un pomeriggio silenzioso a pescare, un lavoro da cameriere, una lunga guidata, un viaggio, un rudimentale sistema di aerazione.
Con B facemmo un lungo ed estremo viaggio nel capodanno 2001.
Mi arrivò un messaggio la sera della Vigilia: ‘Ti va di fare il capodanno a Pamplona con me e A? Partiamo il 26’
Risposi in venti secondi: ‘Si!’
B chiuse: ‘Godo come una pecora appena nata’.
Ci facemmo 1600km su una Clio, 400 a testa, chè A non guidava ancora, pur mettendoci la macchina. Mi ero lasciato, e pareva definitivamente, con Paola, dopo un anno doloroso di lasciate e riprese. Avevo bisogno del mare, come capita a chi soffre parecchio, e l’Oceano Atlantico mi pareva potesse bastare. Ci arrivammo verso le 4 del mattino, lessi dal viaggio. Mi concessero un po’ di tempo, che passai su una piccola baia, coperta da una strana bruma ed illuminata da una luce verdastra di un molto poco più avanti. Mi piacque.
Il viaggio fu uno dei fondi che ho toccato in vita mia. Raggiunsi livelli piuttosto bassi, e B era sempre lì accanto. Non mi chiese mai nulla. Mai mi disse un suo parere, mai dato un un consiglio. Nemmeno mai mi disse “Se hai bisogno, ci sono”. Eppure, credo nessuno dei miei amici mi sia mai stato tanto vicino come B in quel viaggio meraviglioso, con B il non detto é sempre stato molto più del detto, e molto più sostanzioso: le poche volte che ci siamo detti che ci volevamo bene, é stato forse perchè avevamo paura che fosse passato troppo tempo per dare le cose per scontate, e credo che tutte quelle volte ci si sia sbagliati.
B é famoso anche per la sua proverbiale precisione. Una volta fu preso a lavorare in una di quelle aziende che fanno catering e organizzano eventi. In breve tempo apparve ai suoi datori di lavoro come una sorta di demiurgo, e gli fu affidato il magazzino. Andai a trovarlo, e mi trovai davanti una stanza: sulla sinistra una piccola montagna di cose, cavi, amplificatori, casse, oggetti indecifrabili, in stato di avanzato abbandono. Un grande tavolo da lavoro delimitava il mondo del caos primordiale dalla Creazione: a sinistra una piccola montagna di cose ancora non benedette dalle mani di B, sulla destra ciò che B andava riparando, pulendo, oliando, rimontando. Il lato destro: un tempio. Scaffali puliti, ognuno con la sua etichetta, con oggetti in ordine, puliti, sistemati.
Casa di B per me é stata una seconda casa, la sua famiglia una seconda famiglia. Non perchè la mia mi volesse poco bene, quanto perchè l’ospitalità , in casa B, é una religione osservata con eleganza. Ci sono stati periodi in cui, avendo una sola macchina in famiglia, mi fermavo spesso a mangiare da loro, e poi a dormire, a suonare, a giocare, a registrare. A qualsiasi ora sia arrivato, o c’era pronto un ottimo caffé (che non manca mai, amorevolmente conservato in un termos accanto ai fornelli), se non era ora pasti, o veniva messo un piatto in più, e venivo fatto sedere e rifocillato. Se arrivavo tardi, una cenetta veniva improvvisata con gli avanzi. Mai una volta, e ce ne saranno state -é statisticamente impossibile che non sia arrivati in un momento in cui rompessi le palle, che mi sia sentito di troppo. Mai una volta che il cibo non sia stato ottimo e in giuste dosi. Il tutto come se fossi una persona di famiglia, senza che mai mi sia sentito anche solo vagamente ospite, che l’ospitalità  fosse ostentata. Una lezione di vita, essere ospiti in casa B.

E così é B: un ospite perpetuo, che alle persone che ha accanto non fa mancare nulla di quanto sia in suo potere, senza chiedere, senza ostentare. A volte senza che uno se ne accorga.