giacomo musicista – gli inizi

gli esordi

gli esordi

“ma scusa, suoni la chitarra e allora per questo ti pensi di essere un musicista?”, mi chiedeva incredulo, fra il serio e il faceto il mio professore della tesi.

Personaggio su cui scriverò, se lo merita.

Non ha certo tutti i torti. Comunque credo di essere un musicista. Insomma, suono la chitarra dal 1995, anche se un mese dopo che avevo cominciato ho pensato bene di sfracellare la mia amatissima vespa bianca 125 px contro un’alfa 33 che faceva inversione a U. La vespa se la cavò con la forca cambiata, io, tirando via il freno della frizione, mi ruppi per compressione uno dei mille ossicini che stanno incastrati fra palmo e dorso della mano; dovetti rompere il gesso per liberare almeno l’anulare (il mignolo era fuori discussione e gioco) e poter fare un qualche straccio di accordo.

In realtà  gli accordi, almeno all’inizio, erano i quattro che mia cugina A. mi aveva pazientemente insegnato per poter suonare autonomamente “Polly” dei Nirvana. Cosa che facevo per due-tre-quattro ore tutti i pomeriggi che dio metteva in terra, come potrà  confermare quel santo di mio zio che all’epoca -temo- stesse cercando di finire l’università  nonostante me, che stavo proprio sotto il suo studio, e pure i miei genitori, che invece condividevano solo l’intera casa con me.

In realtà  non la suonavo tutta, essendoci un barrè (il fatidico si maggiore) nel ritornello. Esauriti gli spunti di “Polly”, o meglio della strofa, e anche quelli offerti da tutte le canzoni che possano essere suonate conoscendo il mi minore, il sol, il do e il re, dopo un paio di mesi annunciai a mia cugina che volevo intraprendere il tortuoso percorso degli accordi barrati. Fu un periodo difficile, ma anche ricco di soddisfazioni. Mio zio -da sempre il mio guru musicale-, mi dette un libro per aspiranti chitarristi con cui si liberò quel tanto di me che gli consentisse una vita normale e, soprattutto, delle mie domande. Lasciò come appuntamento -in fondo era contento che suonassi la chitarra- una suonatina assieme, dalle due alle sette volte settimanali: per me un’autentica delizia. Nel frattempo avevo imparato a ritrovare gli accordi delle canzoni da solo (ascoltavo in pratica solo Nirvana, e non era difficile nel loro caso) e quindi avevo del materiale.

Verso giugno ero in grado di offrire un supporto decente per qualsiasi bivacco scout, cosa che per un egocentrico va benissimo.

In questo periodo cominciai a frequentare M. e M., due vicini di casa, batterista e bassista rispettivamente. Di loro, dirò in seguito.

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