cioni e i lavavetri

cioni ti odia

cioni ti odia

A volte penso a La Pira. Non l’ho ovviamente mai conosciuto, né ne conosco bene l’operato, il pensiero, la figura. Tuttavia mi é giunta, non so bene come, credo intatta, la spinta verso un Mediterraneo unito, senza divisioni, un lago e non un mare, le cui sponde parlassero la lingua della solidarietà , si raccontassero i trascorsi comuni e riscoprissero di avere insieme molte cose in comune, molte più di quanto ci si immagina. Mi immagino quindi un politico che, sia sia d’accordo o meno, da cattolico cerca di mettere in pratica senza mezze misure principi come l’accoglienza e l’amore. Ecco, poi penso a Cioni e a Domenici, e mi si stringe il cuore. Penso a come possono essere alterne le vicende della storia, distribuendo doni e disgrazie, personaggi illuminati e mediocri impiegati. La tramvia stava oggettivamente spaccando i marroni dei fiorentini: traffico impazzito, cambi nella viabilità  a fantasia, la scelta del percorso un terno al lotto – o meglio una roulette russa. In più i fiorentini, che si lamentano e sono sospettosi geneticamente, temono li si stia prendendo per il naso, hanno paura che il Duomo crolli per le vibrazioni, sospettano che si faccia la tramvia, piuttosto, per esempio, che la metropolitana, perché gli amici dei nostri astuti amministratori non dispongono dei macchinari e non potrebbero aggiudicarsi l’appalto; ci si chiede se non sarebbe meglio magari aumentare le corsie preferenziali. In ogni caso, la tramvia no. Perché no e basta. Cioni, che viene da Empoli e di semafori ne vede parecchi, si accorge che spesso il suo autista si innervosisce per via dei lerci figuri che si affollano intorno alla macchina, e talvolta ardiscono anche di avvicinare la scorta (che gli é stata concessa per via di una delle trovate più belle e geniali degli ultimi decenni: disegnare, con uno stencil, la faccia di Cioni sui muri e per le strade di Firenze con sotto scritto “Cioni ti odia” è semplicemente deliziosa. E vera, Cioni odia ancnhe e proprio te, che stai leggendo). Allora la folgorazione sulla via Pisana: i lavavetri danno fastidio. Cioni non é una verginella, e ben presto scopre, grazie ad un intenso lavoro di un pool di vigili urbani, netturbini, guidatori di carrozze e anche la squadra di calcetto del bar di Palazzo Vecchio, che questi lavavetri gli automobilisti di Firenze li odiano. Quasi quanto Cioni odia loro. Non si può negare che stessero diventando un attimino (come ama che io dica un mio carissimo amico, gran tabagista -di quelli seri- e professore temutissimo di filosofia e storia in un blasonato liceo classico) ostili: non si chiede più se si vuole il vetro lavato, con le donne ci si va giù pesante ecc… Non so da dove provenisse quest’ultima ondata, di certo difettavano della professionalità  che veniva invece tributata, ad esempio, al meraviglioso vecchio marocchino che lavava i vetri in piazza Leopoldo con guanti bianchi (spesso nemmeno luridi, anzi, spesso puliti). Erano piuttosto aggressivi e la cosa infastidiva anche me, che generalmente ci faccio amicizia e ci instauro una sorta di patto: quando ho soldi e/o voglia, te li dà, vetro o non vetro. Quando non li ho, niente. Quando ho il vetro sporco -questo lo decidevano loro- il vetro si pulisce, a pagare sarai sempre a tempo. Come nei nostri bar, insomma. Questi nuovi no, non ti riconoscono, ti lavano il vetro e non sentono ragioni. Da una giunta di sinistra mi sarei aspettato qualcosa come: affrontiamo il problema, che verosimilmente si articola in una serie di cose. Da dove vengono? Come se la passano? Come mai sono così aggressivi? Si possono piazzare da qualche parte? Eccetera. Cioni invece fa uno più uno, somma tramvia e lavavetri e decide: demagogia. Ci vuole una trovata che zittisca quelli di destra, che cavalcano i comitati -che per altro non ne sono felicissimi- contro la tramvia e rompono le palle con questa storia della sicurezza da anni e annorum, e nello stesso tempo non dispiaccia troppo a quelli di “sinistra”; anzi, che li tiri un po’ a destra, che basta questo buonismo, Veltroni é ancora solo sindaco di Roma, per fortuna! Una bella e stronza ordinanza contro i lavavetri. In sostanza, se ti beccano vai in galera e ti fanno un multone. Cioni annuncia, tiepidamente e in seguito, che comunque in galera non ci andrà  nessuno. Solo il multone. Travaglio, a me non particolarmente simpatico per altro, lo definirà  appropriatamente “il Rudolph Giuliani de’no’atri”. La gente é, come non accadeva da tempo, felice e, soprattutto, d’accordo con l’amministrazione. Anche gente insospettabile, amici e parenti. “Stavano diventando un problema”, “avevo quasi paura di fermarmi al semaforo” e via con queste amenità , sicuramente vere, per altro. Il problema é che una giunta di sinistra, nella mia ingenuità  di trentenne, non dovrebbe fermarsi a constatare un sentimento, una sensazione popolare, ma forse fare qualche passetto in più. Con l’ordinanza cosa abbiamo ottenuto? Non ci sono più, e dico davvero, lavavetri ai semafori di Firenze. Dove sono finiti? Cosa fanno adesso per sfangare la giornata? Io so dove dormivano, perlomeno alcuni: passando tutti i giorni dallo stesso semaforo -perfetto per i lavavetri, per altro- ne conoscevo un quattro-cinque. Loro avevano la loro camera da letto matrimoniale sul marciapiede della stazione centrale, qualsiasi fosse il tempo, ce li ho visti spesso, andando a prendere o portare Paola o altri amici. Dev’essere bello, ci deve essere privacy. Credo che quando uno sia costretto a far l’amore -ammesso che lo faccia- in mezzo a sconosciuti, perlopiù stranieri, con a fianco altri compagni di sventura di tutte le età , beh, credo che le buone maniere tendano a perdere di consistenza. E non voglio immaginare cosa mangiassero. Ora dove dormono? Cosa mangiano? Questo, come mi diceva Paola, i fiorentini non se lo chiedono, a loro non interessa. Basta che scompaiano, che il dolore dei loro volti privi di espressione e di pietà  sia lontano, più lontano possibile. Non credo sinceramente sia pietismo, é solo cercare di non perdere la nostra umanità . Nessuno, comunque, é finito in galera -perché pagargli vitto e alloggio?-, nessuno comunque avrà  pagato la multa: sono nullatenenti, come osservava giustamente sempre Travaglio. Al massimo, un po’ più di lavoro per i magistrati, che d’altra parte non é che possono indagare su Ligresti, tanto per dirne uno, altrimenti con chi li fanno poi gli affari, i nostri amministratori? Ecco, penso a La Pira e mi chiedo se soffra, vedendo come sì é chiuso il cuore della sua città . G